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TOPOS : Falesia di Pruno, la Torre di Belen
Inviato da tc il 28/7/2011 06:43:44 (2496 letture)

 Falesia di PRUNO - La Torre di Belen: Stefano Nesti chioda la falesia No Big  denominata "La torre di Belen" situata in un ambiente prettamente tosco-ligure, per chi vuol fare qualche tiro in una zona ritirata dalla solita folla.


Falesia di Pruno, Torre di Belen, di Stefano Nesti

 Nel contesto di un magnifico luogo al cospetto del monte forato, nel verde del bosco ed al fresco del fiume, sorge la falesia  La torre di Belen. Questo luogo storicamente è stato fulcro di vita delle popolazioni Liguri Apuane, e molti ritrovamenti, incisioni, fatti e racconti lo testimoniano. Tra leggende e storia, si intrecciano le suggestive credenze sugli dei dei tempi che furono. Belen o Belinio che dir si voglia, ( letteralmente " colui che brilla" ) tra tutti dominava, era per quei popoli il Dio del sole e regnava donando la luce, il calore, la vita e tutto ciò che da lui dipende.

I tempi sono cambiati, la scienza, e il materialismo hanno sfatato molti miti, e spiegato molti fenomeni, ma sta di fatto che  ancora oggi, a vagare in quei luoghi, in quelle selvi, tra il risuonare dei torrenti, si percepisce realmente un qualche cosa di magico, di sottile, che estranea e porta via coloro i quali sapranno ascoltare e percepire.

La falesia da me realizzata e voluta dall'associazione " I raggi di Belen" e denominata appunto " LA TORRE DI BELEN"  in omaggio al Dio del luogo, sorge al centro di questo suggestivo luogo ancestrale, e presenta al momento 8 itinerari oltre 30m (corda da 70m min. raccomandata, ndr) di difficoltà comprese tra il 5a ed il 6b.

La parete è esposta ad est e va in ombra nel primo pomeriggio, è  obbligatoria la corda da 70mt e 16 rinvii. La base non è comodissima, e per muoversi è stata realizzata una piccola ferrata e alcune fisse che consentono il superamento del primo zoccolo. A discapito di questo aspetto un po' noioso, l'arrampicata ripagherà di ogni disagio. La roccia è uno stupendo calcare lavorato a gocce, come praticamente non ne esistono altri in Apuane. Le vie offrono un repertorio di movimenti ed una varietà di situazioni veramente notevoli. Si arrampica prevalentemente in placca, ma non mancano fessure verticali, magnifici buchi e atletici strapiombi. La copertura di rete telefonica è buona.

I nomi delle vie sono ripresi da quelli propri dei principali Dei locali degli antichi popoli Liguri Apuani, che per primi si sono insediati in queste terre, e su di esse hanno fondato una moderna civiltà.
     Come arrivare
Il paese di riferimento è Pruno. Si raggiunge dalla Versilia, ( uscita autostrada Versilia ) e oltre il paese di Seravezza si procede per Stazzema. Una strada tortuosa porta al piccolo abitato di Pruno. Parcheggiare l'auto nell'unica piazza del paese.  Da qui attraversare il paese a piedi, o per il borgo, molto bello , oppure seguire la strada che porta al cimitero. In ogni caso bisogna riscendere sul versante opposto a quello da dove siete arrivati con l'auto. Seguire le targhette turistiche di legno, " mulino del frate". 100 metri prima di raggiungere il mulino, c'è l'antico ponte romano, ( denominato ponte di Pruno ) sul torrente deglio, e sulla sua sinistra sale il sentiero " la via di lizza" . Percorrere questa rampa ripida per 200m e sbucando ad un sentiero in piano e seguirlo verso destra. Percorrere il sentiero e costeggiare il fiume deglio ( passando un rudere di mulino ) fino a che quasi non si toccano, ( sentiero e fiume ) quindi iniziare a salire con ripide inversioni, 50 m, fin sotto la parete. In tutto 15 / 20 minuti dal parcheggio.
 
 
zoOM++
 1) ALETTO 5A, 2) TISIFONE 4b, 3) MEGERA 4b, 4) ARTEMIDE 5a, 5) APOLLO 5c, 6) IACCO 6a, 7)  SILENO 6a, 8) AFRODITE 6b+, 9) ERACLE 6C, 10) DANA 6b/6b+, 11) GIUNONE 5c+ / 6a, 12) PEN 6b + 1 passo A0, 13) SILVANO 6b+, 14) LUNA 6a+, 15 ROBEON 5c+
     Curiosità nelle vicinanze
Tutta la zona è particolarmente bella ed interessante ( cave a parte ), e già una semplice visita all'abitato di Pruno varrebbe il viaggio. La vista è incantevole e siamo proprio sotto il Monte forato che già salendo in auto mostra la sua particolarità in tutto il suo splendore. La Pania chiude la valle a nord est e da li nascono i principali flussi d'acqua. Di fronte invece abbiamo la singolare sagoma del Procinto ed i suoi bimbi. La quota è di 471 mt slm, ma l'influenza del mar Tirreno a soli 13 km in linea d'aria è percepibile nel clima e nella vegetazione.

Oltre la falesia ad ulteriori 15 minuti di cammino si perviene alla famosa cascata dell'acqua pendente. Si può raggiungere costeggiando la parete di arrampicata verso destra e risalendo la antichissima scala santa, una delle tante opere lasciate dagli antichi ospiti di queste terre. Si sale per tracce oltre alcune teleferiche di boscaioli, e tenendosi verso dx ( alcuni segni rossi poco visibili ) si perviene alle prese dell'acqua poco prima la cascata. Da qui si risale pochi metri e ci troviamo d'avanti alla suggestiva cascata d'acqua. Per tornare indietro è consigliabile fare il percorso ad anello seguendo il sentiero che tiene la sinistra orografica ( quindi passa dalla parte opposta del fiume deglio ) che arriva al ponte di Pruno.

Questo luogo è sempre stato considerato particolare, tant'è che gli antichi Liguri / Apuani lo avevano adottato come luogo sacro per i loro riti pagani. Pare che qui ci facessero il rituale di iniziazione e ci fosse un masso rappresentante la vulva ( simbolo di fertilità ) dove era inciso il pennato, simbolo appartenente al Dio Silvano ( dio delle selvi )  ma anche simbolo fallico di vigore e potenza. Purtroppo l'alluvione del 1996 ha stravolto molto di questa valle, e ha cancellato anche queste antiche tracce della storia che fu. Rimane comunque un luogo degno di interesse, dove la vita continua a fiorire ed in primavera è possibile osservare decine di specie animali che si danno appuntamento li per i rituali di riproduzione. La portata dell'acqua è variabile e va da un maestoso flusso in inverno e dopo le piogge a carattere torrenziale, a poche gocce stillate in estate.

Grazie all'acqua abbondante ,alla forma stretta della valle, e alla presenza di molti castagneti, su questi torrenti sorgevano molti mulini e metati sparsi nei boschi. Tra questi il " MULINO DEL FRATE" è stato recuperato dalla comunità montana e oggi gestito dal " mugnaio" Alessandro Galeffi ( guida ambientale escursionista e membro del soccorso alpino 340 0891966 ) e Silvia Malquori ( guida ambientale escursionista e guida del parco delle Alpi Apuane ), i quali fanno da referenti e " custodi"  della zona. Il mulino é aperto tutto l'anno e vale sicuramente una visita , nonché per gli amanti del buon gusto sarà occasione per acquistare qualche kg di ottima farina.
 
Il Mulino, come una volta
Foto e testi: GA Stefano Nesti, lo trovate su stefanoguidaalpina.it

 tOSCOCLIMB e GA Stefano Nesti
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