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Scritto da voi : Fisica Elementare Delle Emozioni, una gita in VERDON
Inviato da tc il 6/7/2006 06:35:53 (5291 letture)

 

Fisica Elementare Delle Emozioni Ovvero L’Altra Fluttuazione Entropica Dell’Energia
(di JPC e Plastic_Smoker), una gita in VERDON


"Ricominciamo:
la rossa alla sinistra , la nera alla destra ..... allungo alla bianca ..svasa...ci accoppio piego lentamente le ginocchia eeee...VAAI !!"

 



Non ne potevo più di quel materasso,non vedevo l'ora di partire per Kalymnos, le riviste d'arrampicata erano mesi che ci avevano incantati con quelle splendide foto, poco importa se quei "cavalieri" lottavano con draghi da noi mai domati né affrontati: 7b, 8a, 8b+, ma noi potevamo essere lì, forse qualche metro più a destra, ma che importa…il posto era quello, la fotografia mentale era già scattata era come ci fossimo già stati, dovevamo solo formalizzare il tutto con la presenza fisica sul posto, ma  l'emozione estetica era già stata vissuta anche se ancora  non  potevamo farla nostra.

Poi, il fatto di andare a scalare a Kalymnos, ci rendeva orgogliosi della scelta; la vedevamo recensire dappertutto, era molto di tendenza, addirittura  mi sembrava d'aver visto qualcosa anche su Famiglia Cristiana…eravamo quasi famosi.

L'ultimo tentativo,..rossa...nera...allllunngoooo…accooppioo..vaai...
Oramai dovrei fare come diceva mio nonno di quella donna che si fece legare il materasso alla schiena; cosi'...per "praticità" d' uso.
- "Non ci creeediii…"
Mi girai e vidi pablone che mi guardava da seduto
- "Che mi dici pablone?"
- "Che cadi perchè non ci credi"
- "In cosa dovrei credere? In questo multistrato marino o in delle  prese "straunte" di sudore?"
- "Se per 10 volte di seguito la tocchi ma non la carichi forse dovresti credere più nelle tue possibilità che ripetere gli stessi gesti…"
mmmm..."interessante"... pensai.
- "E tu, da quanto ci credi?"
- "Da undici anni."
- "E come è successo?"
- "Con la fine dei dubbi…"
- "Quali dubbi?"
- "Sai, quelli...salgo...oppure  scendo?"
- "Aaahhh..sì..sì....questo mi interessa, e dove hai avuto…diciamo…questa…illuminazione?"
- "In Verdon, una parete impressionante…di una bellezza unica, in un paesaggio che...emoziona. Sembra di essere all'interno di uno di quelle vedute che venivano dipinte  nel 1700. L' arrampicata è verticale, in una sensazione di vuoto che viene ampliata dalla parete compatta. Sotto il sedere  a  diverse centinaia di metri, il fiume, nel canyon, fa da sottofondo all'azione. A volte c'è molto poco da tirare ma con quelle maledette e meravigliose gocce…riesci a imparare a sfruttarle di lato con la punta dei  piedi  sempre in  equilibrio, e quando non c'è proprio nulla, spalmare alto un piede per un' attimo in un "passo di gatto" è spesso la soluzione; tutto questo con l'ultimo rinvio sicuramente sotto i piedi, molto,…troppo se non sei pratico di "volo". A quel punto non hai più  dubbi : salire, una questione di fede, crederci o nulla
- "nulla? faccio due doppie e vi aspetto al bar, chiamalo nulla!"
- "Sulla via spesso non puoi tornare indietro , salire per tornare a casa…"
- "Mah, mi sa che la crisi mistica a me non verrà mai."

Da bravi curiosi, la sera, con il mio fido socio "Cuor di Leone", al caldo tepore, che d'estate diverrà fornace, della mia casetta, mi misi a cercare con il possente mezzo telematico questo famoso Lerdon.
Misi su Google "Grandi arrampicate in Lerdon", ma anche Google non si fece scrupoli a darmi dell'idiota, suggerendomi però come ultimo appiglio la sua famosa e strafottente frase "forse cercavi: Grandi arrampicate in Verdon"…che poi, secondo me, mentre te lo scrive, ti guarda con sarcasmo e scuote la testa…che poi, vorrei capire come fa Google a scuotere la testa…però…forse era più il ricordo di quell' ombra improvvisa che mi riportava al dondolio dissenziente…dondolio dissenziente…dondolio dissenziente…

Dondolio dissenziente…quello della testa di Cuor di Leone quando Google ci restituì le immagini di un fiume lontanissimo in una profonda gola ed i due luccicanti fittoni dai quali ci saremmo dovuti calare ancor prima di iniziare la via.
…allora è vero…
Continuiamo la ricerca….va sempre peggio.
Non si sale e poi ci si cala.
Ci si cala, e poi, sperando di aver indovinato la calata giusta, sali la via…forse…o forse no.
Niente maglie rapide che ti fanno tornare indietro…non si va contro la legge di gravità.
Sei giù, quindi, se vuoi tornare a casa, devi salire.
Se vuoi smettere, devi salire.
Basta non mi diverto più? Devi salire.
Vuoi fare la cacca? Devi salire.
Faceva molto Fuga da New York (Se mi tocchi, muore).
Cuor di Leone dondolava dissentendo, io mi lasciavo affascinare…

Il giorno seguente presi il telefono e chiamai il Pablone
- "Ciao, senti, a parte che non è il Lerdon, ma il Verdon…"
- "Eh, sì, alleluia…"
- "…ma se volessimo andare…non è che tu conosci la strada migliore?"
- "Io?! Ma stai scherzando?! Stavo rileggendo la guida proprio ora, sai, imparare a memoria tutte le vie richiede un' esercizio continuo , so dove passare, dove pagare il casello, la velocità media da tenere secondo la guida Michelin, dove mangiare la rustichella e dove ci sono i migliori cessi per pisciare!...ah, a proposito, poi, vicino Cannes, c'anche un piccolo bord…no, nulla, via, lasciamo stare…Sono undici anni che mi preparo per tornare."
- "…"
- "…"
- "undici anni…?!"
- "undici lunghi, intensi anni…"
- "O giù, andiamoci questo fine settimana lungo, no?! Dai, si va tutti anche con quegl'altri rintronati, ci si diverte, no?!"
- "…"
- "…?"
- "…ma…non so…beh, forse, veramente, non sono pronto, cioè, sarei pronto, che c'entra, ma è solo che vorrei perfezionare…e poi c'è quel boulder verde che…e poi…e poi c'ho le scarpette a risuolare e…e i friends dal meccanico e i rinvii lenti…
- "?!?!!?"
- "Il prossimo anno! Andiamoci il prossimo anno, sì! Si fissa già da ora! Eh?!"
- "Ma che dici? Il prossimo anno…potresti già essere sotto terra…e poi potrebbe cascare il governo…oppure abbattersi un meteorite o magari le veline la danno gratis a tutti e chi se ne frega del Verdon, scusa! Mah, noi andiamo…ciao ringambone…noi Sabato ci si trova alle sei a FI-Nord…"
Click.

Sapevo che sarebbe venuto.
Ad un arrampicatore, se vuoi fargli fare un tiro, digli che non è alla sua portata, digli di fare un resting, digli di scendere che ci provi tu, e lui, come quando braccio di ferro mangia gli spinaci, tutto d'un botto, ti porterà la corda in catena…strana gente gli arrampicatori…

L'aria è fresca e quando arriviamo a Firenze Nord lui è già lì con altri due. Uno è Max, un monaco contadino di nostra conoscenza, l'altro è un tipo secco, lungo, zitto e ogni tanto abbozza un ghigno che dovremmo interpretare come un sorriso…nervoso…sembra che abbia molta fretta di partire.
Non facciamo troppe domande su di lui; da dietro gli enormi occhiali i suoi occhi schizzano alla ricerca di tutto ciò che si muove senza soffermarsi su nulla. E' inquietante…ci dice soltanto con voce atona:
-"Salve, devo cambiare un po' aria…"
Accettiamo il verdetto e ci mettiamo in marcia.

Il viaggio si snoda attraverso i punti e le località che il Pablone ci recita quasi fosse un rosario, mangiamo Rustichella e pisciamo a comando, poi, una volta in Francia…Grasse…
Quattro giri del paese senza trovarne l'uscita; Uno per scaldare le gomme, l'altro di lancio e due cronometrati con una prestazione da urlo e record del circuito. Usciamo da Grasse solo grazie alla forza centrifuga che ci spara in direzione di Castellane.
Pablone riprende il controllo geografico e ci conduce a "La Palud sur Verdon"…

Al primo belvedere sul canyon, Pablone si catapulta fuori dalla macchina e bacia la balaustra su cui anni di mani sudaticce hanno corroso parzialmente la vernice. E' in evidente stato di Shock, resta lì per dieci minuti, dopodiché, essendo vani i miei tentativi di richiamarne l'attenzione, "Il Canuto" prende un bastone per convincerlo, Cuor di Leone lo abbaglia con i fari, Max, con voce da guida spirituale gli dice "Tranquillo, va tutto bene, ormai sei fuori", "Il Ricciolo" rulla…
E' il losco figuro che però lo stacca dalla balaustra semplicemente dicendogli:
- "prepariamoci.... e calati."

Io mi cago addosso, ho visto i fittoni, ma soprattutto ho visto quello che c'è giù dai fittoni: il vuoto.
Tutti fanno gli indifferenti e fingono di cercare punti di calata per fare tiri di riscaldamento.
Nel dubbio, Io mi cago addosso.
Intanto, lo schivo, ha preso in mano la situazione e porta Pablone alla calata come un cane per cieco il suo padrone.
Non so se nello sguardo di Pablone ci fosse del mistico o della demenza, ma fu comunque lui a calarsi per primo assicurato da colui che, d'ora in avanti, chiamerò "il Presenza".
Noi cinque restammo fuori ancora un po' da quella roulette russa e continuammo un po' a girovagare alla ricerca di una via sicura e fattibile, ma, fondamentalmente, appoggiata…peccato…non c'era…
Mi resi conto che dovevo farlo, così, assaggiammo un po' di questo Verdon e ci calammo un paio di tiri in quello che doveva essere sicuramente fattibile…e soprattutto, molto vicino al belvedere…qualche cristo ci avrebbe sicuramente visto, sentito, aiutato, insomma…tirato fuori di lì.
La sosta attrezzata, le corde nel vuoto, il bicchierino, il bloccante, le corde in mano, i piedi già nel nulla, il bloccante si tende…è un attimo, guardo giù…è fottutamente giù, molto giù, ma proprio parecchio giù quello che vedo…e c'è anche l'acqua nel fiume…piccolo…molto piccolo…a destra la parete è verticale, lunga liscia e compatta, è vuoto quello che sento piegarmi le ginocchia e gracchiarmi nella pancia…
Ok, si va; abbia inizio la discesa.
Quando riemergo da quel antipasto tipico, il Presenza e Pablone sono già con il resto del gruppo e non ci resta che andare verso il primo ricovero per la notte. Purtroppo, è lì che Pablone ha la seconda folgorazione mistica e, asserendo che mai fontana fu più architettonicamente azzeccata, iniziò ad immergervi la testa sbraitando di voler essere battezzato in quel momento e che gli cercassimo Patrick Edlinger o per lo meno un prete o un pastore dal 6c in sù.
Stavolta il Canuto fu il più veloce.

Trascinammo Pablone svenuto per le scale della Gite d'étape e lo lasciammo a rinvenire sul letto, mentre il Ricciolo gli asciugava i capelli con il calore di un trombone dalle dimensioni epiche che, come ci relazionò più tardi, aveva chiamato "edizione speciale Verdon".
Ci addormentando recitando una vecchia litania propiziatoria che inneggia alla copula fra giovani Speleo che recita circa così:
"Tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala, tr0mbala…"

Il mattino dopo ci svegliammo in forze e, dopo una colazione a base di caprini, latte e formaggi vari, finimmo con una mega rissa per la contesa della ritirata. Quando tutti avemmo espletato, con sorrisi ebeti stampati sulla faccia, prendemmo armi e bagagli e ci dirigemmo verso il vero obbiettivo del nostro viaggio: la via lunga.

La via lunga è un po' come il piatto forte della cena, è come dire il giro buono delle qualifiche, è come dire, che so…che so…boh, ma i che ne so io…insomma, è una via lunga…ma per Pablone non era semplicemente così…
Preparò i rinvii e il resto della ferraglia con una cura degna di un imballatore di cristalli ,  in un religioso silenzio, poi mise sotto la maglia, sul lato sinistro, quella che chiamava la bibbia, ma che in realtà era semplicemente la guida; ok, di molte delle migliaia di vie presenti, , ma comunque una guida…non fece rumore mentre camminava in punta di piedi, quasi non volesse disturbare la sacralità del posto…
Noi lo guardammo con un misto di commiserazione e di ammirazione…
…La fede…

La calata è più lunga del previsto, non sono le quantità di doppie a farla lunga, ma la quantità di persone.
Francesi, Tedeschi, noi in sette. Sembra di stare al supermercato in fila alla cassa.
E' in una di queste soste concitate ed incasinante che un gruppo di francesi ci passa avanti, mette mano alle nostre corde, si allongia sulle nostre ghiere.
Il Canuto, non avendo un randello a portata di mano, strappa un ramo di Ginepro e inizia a frustare furiosamente uno di loro, che per sfuggire alla sua furia, si butta sulle doppie e inizia a scendere senza bloccante. Il Canuto è fuori di se; estrae il fido coltello e con occhi iniettati di sangue appoggia la lama sulla corda…anche io inizio a ghignare…e ripetendo la litania della copula speleo opportunamente modificata inizio a recitare:"tagliala, tagliala, tagliala, tagliala, tagliala, tagliala,…".
Lui però si ferma, alza la testa di scatto, abbassa le spalle rigide.
- "Che c4$$o fai! Tagliala per Dio! Fagli vedere chi siamo!"
Mi guarda
- "Non…non posso…è…è…uno di noi…"
Rimango basito; ha cambiato voce, i suoi occhi chiari sono ancora più chiari, il suo ghigno è un sorriso…
…la fede…
Lo guardo sbigottito. Non che a me mi fregasse una cippa di far secco il francese, però, sai che movimento alla giornata avremmo dato! Va beh, un altro è andato e più che altro mi preoccupava il dover correre ai ripari se a due gli fossero venute le crisi mistiche da fonte battesimale…

Giunti finalmente alla partenza, il Presenza si fa più loquace e abbozzando un sorriso quasi umano mi dice:
- "Ok, parti."
Eseguo e con il mio compagno ci buttiamo sul primo tiro.
E' unto, non è la roccia verdoniana tanto decantata dai salmi che il Pablone ci recita, ma si sale, il che, non è poco.
Siamo all'ultimo tiro quando il mio compagno vola dal secondo rinvio sopra la sosta proprio mentre cerca di moschettonare il terzo. Un volo drammatico, la corda gli resta dietro le gambe e vedo arrivare prima la testa dei piedi, per fortuna tutto attaccato al corpo. Lo zaino gli salva la schiena, ma non appena verifico che sta bene e che non si è fatto nulla, temo che non voglia risalire…e invece…
…mi guarda…
…lo guardo…
mi dice "mettimi in tiro".
E' sicuro di se.
Vuole riprovare.
Subito.
Sente di farcela.
La fede.
Un ultimo incrocio di sguardi e capisco…lo leggo…

Vedo nei suoi occhi gli spit come le perline del rosario, Vedo il porta magnesite come un'acqua santiera in cui immergere le mani per purificarle prima di toccare la sacra roccia, Vedo la sosta su cui faccio sicura, come un confessionale dove si attende di poter iniziare il cammino per l'assoluzione,con il casco come segno di pudore al cospetto di questa immensa cattedrale.
La fede.
La fede però non basta.
Per la seconda volta, nel medesimo punto, il mio compagno si prodiga in un doppio carpiato con avvitamento lombare con spatasciamento di un'anca sulla cengia.
Stavolta non riparte, ma non importa, io ho visto la fede…
Ho paura, molta. Non fa bene alla salute vedere il proprio compagno spatasciarsi per due volte al secondo spit, mi sento un piccolo sacrestano che deve recitare messa, ma devo farlo, posso farlo.
E lo faccio.
Arrivo alla sosta e lo recupero. Ci siamo, ora c'è solo il tiro che ci porterà fuori da questa cattedrale. Non sappiamo però bene da dove uscire, ci sono diverse possibilità.
Sentiamo anche gli altri che stanno uscendo e guidati da un ormai irrefrenabile Pablone, si involano su un tiro che non è segnato nemmeno nella bibbia.
La fede fa navigare a vista.

Noi invece siamo stanchi, provati, abbiamo dello stress emotivo accumulato, vogliamo toglierci da lì nel modo più soft possibile. Aspettiamo che anche la cordata del Sentenza e Max arrivi alla sosta.
Il Sentenza accapa per primo, ci vede, ci sorride…ci sorride?!
- "olàh!"
Rispondiamo al saluto e gli facciamo spazio salendo di uno scalino, questa non è una sosta, è una piazza d'armi…una cengia enorme e profonda che rompe la via e propone più modi per salire l'ultimo tratto.
Ovviamente, Max sceglie il più duro.
Incaponitosi a saltare su un ginepro si invola su un 6b boulderoso con una lama tagliente da tenere con le dita in pieno strapiombo…maledice il fatto di non avere friends e poi, lo sentiamo solo smoccolare furiosamente, ma ormai, le sue parole non sono distinguibili, al che, non sapendo cosa fare, con il Sentenza e Cuor di Leone, iniziamo ad intonare il canto propiziatorio:
"Trombala, trombala, trombala, trombala, trombala, trombala…"
Io ed il mio compagno, vista la situazione prendiamo coraggio e ci rivolgiamo al Sentenza ormai in tiro:
- "Senti…visto che vai da secondo…non è che ti leghi le nostre corde all'imbrago…così poi ci recuperate da secondi…ecco…"
Un attimo di vuoto nei suoi occhi…poi, cambia espressione d'improvviso.
- "Certo! Date qua…"
Restiamo un attimo interdetti, ma non ce lo facciamo ripetere due volte.
Peccato che, anche da secondi, sia un tiro di una fatica bestiale e voglia un bel tributo di sangue, lacrime e dolore.
Arriviamo finalmente in cima, strette di mano, pacche sulle spalle, sorrisi ed un po' di riposo mentre guardiamo gli avvoltoi che volteggiano nel canion…si divertono; non può essere altrimenti.
Giocano con le correnti, salgono, ruotano, scendono per poi spiegare le ali e lasciarsi portare nuovamente in alto…volare…cosa pagherebbe un uomo per farlo, anche una volta sola…

Non resta che andare a dormire, domani si riparte.

Siamo un po' emozionati quando, con la macchina, prima di ripartire, ci fermiamo ad un belvedere; c'è del silenzio.
Ognuno è perso dentro i suoi pensieri, ognuno si è confrontato con se stesso, ancora una volta, ognuno lascia un pezzettino di se in quel canion.
Risaliamo in macchina trascinando Pablone tramortito dall'ennesima crisi mistica; non parla, gli occhi fissi davanti a se e ripete sottovoce "undici anni…ho aspettato undici anni…".

Partenza; si parla dell'esperienza, della via, di quello che ci si aspettava, del tempo e di altre cose inutili e consuete che si dicono in una macchina che, tristemente, sa di ricondurre i passeggeri alla vita di tutti i giorni, ma che è carica di un qualcosa in più: qualcosa che non ha bisogno di posto nel bagagliaio, qualcosa che non pesa, qualcosa che non si identifica in un momento solo.
Sensazioni.
Il vuoto, l'equilibrio, il movimento, il piede che spinge mentre le mani non stringono niente ed il petto struscia sulla placca, la maniglia agognata con le uova sotto i piedi, la vista della sosta, il compagno che ti sprona, tu che sali, cadi, riposi, studi…
…mentre mi perdo in questi pensieri, mi rendo conto che il Sentenza partecipa alle discussioni, è rilassato, sorride e scherza.
Ad un tratto, lo vedo che si piega e cerca qualcosa nelle tasche della giacca, lo trova…si fa serio  poi si schiarisce in volto.
Estrae dalla tasca un anello, lo guarda, sorride e lo rimette al dito…
…all'anulare sinistro…
…la fede…

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