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Libri : No Irish No Blacks No Dogs: L'autobiografia di Johnny Rotten
1/1/2008 15:27:27

"Sui Sex Pistols si è scritto molto. Gran parte era sensazionalismo o seghe mentali dei giornalisti. Il resto era puro veleno.
Questo libro è quanto di più vicino alla verità si possa ottenere, pèrchè ritorna sugli avvenimenti dall'interno. Tutte le persone che compaiono nel libro erano effettivamente presenti ai fatti, e queste pagine rappresentano tanto il loro punto di vista quanto il mio. Questo significa che insulti e contraddizioni non sono stati eliminati, e nemmeno i complimenti, qualora ce ne fossero. Non ho tempo per le bugie e le farneticazioni, e neanche voi dovreste averne."

pagine 353 - € 16,50
isbn: 978-88-7966-405-9
Con Kent e Keith Zimmerman
Arcana Editrice

Comincia così, l'autobiografia al vetriolo di John Lydon, frontman dei neoriformati (sic) Pistols...


... e se ci si aspetta di avere a che fare con un punkabbestia, come molti a suo tempo lo etichettarono, si rimane delusi entro breve.
Lydon si rivela invece immediatamente con un intellettuale, di sana schiatta irlandese (con tutti i pregi ed i difetti che ciò comporta) ribelle a prescindere, ma sopratutto disilluso su tutto e tutti.
Il libro - giustamente io credo - investe molto sul rapporto d'odio che legò Lydon a Malcolm Mclaren, manager del gruppo, che la stampa a suo tempo sbolognò come Creatore del Gruppo, e che invece si rivela, secondo il punto di vista di John e che io però condivido appieno, come uno snob alle prese con un progetto che gli ha preso la mano e di difficile gestione.

Altra nota dolente e leit motive dell'intero libro è il pessimo rapporto di John con i bassisti del gruppo. Dapprima con Glen Matlock, che a lungo si oppose ai testi di John, ed in particolare a quella God Save the Queen che più d'ogni altra rappresentò la genialità di una mente che osò sbeffeggiarse la cosa che mette(va) d'accordo tutti i Britannici, la Sacra Corona.
Glen viene ritratto come un ragazzo troppo per bene che voleva comporre e suonare in un semplice gruppo pop, magari in una all-boy-band (!!). Ovvio che con l'oltranzista John Lydon le scintille ci furono. John si dipinge sin dall'inizio del libro come uno che fa le cose sul serio e che non accetta compromessi; e magari, visto la fine che poi fecero Matlock e company una volta uscito John dal gruppo, forse è difficile non schierarsi dalla sua parte (se ci piace essere oltranzisti
).
E poi il rapporto con Sid Vicious, l'altra icona del Punk... l'entrata del giovane neo-bassista viene motivata unicamente come mossa di look, con nessun occhio alla resa sonora della musica.
Una scelta scelletata quindi, sopratutto alla vigilia del tour americano che sembrerà in 3 tronconi il gruppo. Sid è un bambolotto in preda a se stesso e agli eventi, e chi ebbe la (s)fortuna di vedere i Pistols sul palco a quei tempi ben se lo ricorda...
John ne parla con tagliente disprezzo e sadica pena, tradendo però l'affetto per l'amico John Beverly che aveva conosciuto e che si era trasformato nella tragica macchietta di Sid Vicious.
Presentati dalla stampa dell'epoca come un "semplice gruppo punk" dai vestiti stracciati che urlava oscenità, i Pistols emergono come un fenomeno culturale che fece da giro di boa per la musica MONDIALE degli anni '80 in poi. Che lo si voglia ammettere o no, prima dei Pistols - che non furono certo i migliori, ne gli unici, ma solo lo stoppino di una breve, esplosiva miccia - la musica erano le 57milioni di note di Steve Howe o le decine di costumi di Gabriel durante uno show.
Ora, non che questi non fossero grandi artisti (io stesso li ador(av)o)... è solo che si era perso lo spirito ribelle, la forza cieca e prorompente, l'istinto animale che aveva fatto muovere Elvis sul palco, animato le trombe nere Statunitensi, infiammato le sei corde ribaltate del giovane Marshall Hendrix.... una grande pomposità e professionalità regnava... sotto il simbolo di un grosso scroto generale che andava gonfiandosi mese dopo mese (London is burning with boredom now canteranno i Clash di lì a poco).
Il merito - forse l'unico, visto che i riff erano tutto sommato niente di più di semplici triadi r'n'r e blueseggianti, i geni del "punk" musicale arriveranno dopo - il merito dicevamo dei Pistols fu sopratutto quello di darci una bella scossa, farci impugnare le chitarre e salire su un palco senza aspettare di saper fare 5milioni-di-note-una-di-fila-all'altra-come-anche-adesso-con-i-nuovi-Mostri-della-chitarra
In ogni parte del mondo ragazzi come me, che all'epoca avevo 21 anni, decisero di fare la propria musica, di autoprodursela, di organizzarsi tours, distribuzione, fanzines ecc.
Tutto quello che adesso vediamo comunemente nei vari Rebeldia d'Italia, per fortuna sempre più numerosi ed attivi nei loro progetti multiculturali.
Quindi un grazie sincero ai Pistols ed a John Lydon che ha voluto raccontarci i fatti senza mai proporsi come "star del punk".

PS: come forse non avrete notato, il nome Johnny Rotten non è mai stato utilizzato in questa recensione... Rotten se n'è andato con Vicious e McLaren to rot in hell :-)

PS2: ah già: il titolo! John cita un cartello all'entrata di un pub che elencava le tre cose più sgradite per la clientela del locale...

 

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